25 Marzo 2024

Automazione e sapere

Articolo scritto da

Articolo scritto da

Hangar Piemonte

Hangar Piemonte

Hangar Piemonte

Bernard Stiegler e il lavoro oltre l’Antropocene

Nell’intreccio di entusiasmi e paure rispetto all’IA e agli stadi più recenti e disruptivi dell’automazione in generale, il tema del lavoro si trova oggi nell’occhio del ciclone, dato che quasi quotidianamente spuntano nuove tipologie lavorative a rischio di “sostituzione tecnica”. Tra le varie proposte giuslavoriste ed economico politiche volte a compensare la drastica riduzione del lavoro salariato, quella di Bernard Stiegler presenta dei tratti interessanti per una rivoluzione tanto del concetto del lavoro, la cui natura viene scissa dall’idea di impiego al punto che la scomparsa di quest’ultimo può coincidere con una rinascita del primo, quanto del reddito, ripensato in chiave contributiva, dunque non universale o incondizionato, ma appunto vincolato a una contribuzione sociale sulla base degli interessi, delle capacità e delle attitudini del singolo, a sua volta orientata alla produzione di saperi utili alla sostenibilità sociale, esistenziale e ambientale. 

È proprio l’idea che un’autentica sostenibilità possa realizzarsi solo nell’articolazione di queste tre sfere a fare del ripensamento del lavoro la chiave per un contributo originale nel quadro dell’ecologia politica più attuale, che lo stesso Stiegler declina ispirandosi alle tre ecologie di Guattari – ambientale, sociale e mentale.

Il lavoro a venire

Occorre dire che sebbene il vocabolario concettuale stiegleriano rifletta una differenza sostanziale rispetto alle grandi teorie e lotte per il reddito e contro il lavoro, non solo non vi si oppone, ma si offre come loro complemento necessario che invita a ripensare, assieme e attraverso il lavoro, il valore, la ricchezza e la produzione di saperi. A ciò si aggiunge il luogo di enunciazione di Stiegler, ossia un punto di vista filosofico rigoroso e profondo sul rapporto tra tecnica, saperi e società, in grado di situarsi al di là delle opposizioni natura/cultura, uomo/animale e, in generale del prometeismo e dell’antropocentrismo in tutte le sue forme (Stiegler 2023) — dunque anche oltre l’opposizione tra tecnottimismo e tecnopessimismo. È a partire da queste basi teoriche che il suo confronto con la «governamentalità algoritmica», descritta da Antoinette Rouvroy (2013) e centrale per il discorso stiegleriano (Stiegler 2019), non si limita a una semplice diagnosi, ma si fa precisamente proposta farmacologica, nel senso che considera la tecnologia un pharmakon (rimedio e veleno al tempo stesso, costituente e destituente della realtà umana) rispetto al quale è necessario sviluppare i saperi adeguati per incentivarne le qualità emancipative, ecologiche e rigeneratrici del sociale in tutti i suoi aspetti.

La proposta di Stiegler ha poi il merito di articolare prospettive di ecologia politica  visionarie — sebbene lucidissime — come quelle di Félix Guattari (2013) e André Gorz (2009) con le inchieste sugli intermittenti dello spettacolo di Antonella Corsani e Maurizio Lazzarato (2008), la promozione delle esternalità positive di Yann Moulier-Boutang (2002) e le analisi giuslavoriste di Alain Supiot (2015). Sullo sfondo di tale articolazione si staglia la diade di entropia e anti-entropia (o neghentropia), che Stiegler utilizza sia in chiave biologica ed ecologica, pensando il cambiamento climatico e la conseguente riduzione degli habitat e della biodiversità come risultato di un aumento scalare dell’entropia prodotta a livello industriale nella biosfera che è ormai una tecnosfera (l’Antropocene sarebbe perciò un Entropocene), sia in chiave sociale, dove i processi entropici investono la sociodiversità e la psicodiversità (Stiegler 2019). Ripensare il lavoro alla luce dell’entropia e la neghentropia biologiche e sociali, all’interno di una cornice economico politica altamente entropica quale è, per Stiegler, quella del neoliberalismo e del capitalismo delle piattaforme, significa allora configurarlo come un’attività eminentemente neghentropica, ossia votata allo sviluppo di saperi (saper-fare, saper-vivere e saperi teorici) e liberata dai diktat del Mercato e della finanza, così come dalla minaccia di una sua scomparsa — a scomparire progressivamente sarebbe invece l’impiego così come lo conosciamo. Così, invece di pensare un orizzonte post-work liberato dal lavoro, l’idea è quella di un futuro del lavoro emancipato dalle briglie dell’impiego come strutturato dall’economia neoliberale. 

« L’emploi est mort, vive le travail! »

Al fine di distinguere il lavoro dall’impiego, il filosofo francese rinvia alla differenza tra i vocaboli greci ponos (labeur, labour in inglese), che indicherebbe l’impiego (emploi), ed ergon (ouvrage, work in inglese), che assume i tratti del lavoro in quanto opera, ossia inteso essenzialmente come trasformazione, creazione e produzione di senso — quindi di ogni forma di sapere — irriducibile al valore economico (Stiegler 2019a, p. 73). Di conseguenza, la fine dell’impiego come occupazione o rapporto di lavoro salariato ci darebbe l’opportunità di riscoprire la natura del lavoro come ciò che permette di coltivare i saperi necessari per lo sviluppo delle nostre singolarità e per il benessere della società. Il lavoro così inteso è perciò irriducibile sia al valore economico sia al calcolo, e tale irriducibilità viene applicata da Stiegler anche alla ricchezza in senso generale, con l’obiettivo di collegare la questione del ripensamento sociale, esistenziale e appunto economico del lavoro alla questione dell’entropia e dell’Antropocene. «La ricchezza è ciò che dà valore, e quindi non è riducibile al valore. La ricchezza designa una potenzialità e un futuro, una promessa. In questo senso non è né calcolabile né misurabile, come lo è il valore» (ivi, p. 75). Di fronte alle minacce dell’Antropocene/Entropocene, la ricchezza come promessa per il futuro deve essere pensata in termini di lotta contro l’entropia e, nell’ambito delle società umane, contro l’antropia (nel senso delle forzature antropiche sull’ambiente), non solo rispetto al clima, ma anche a tutti gli ambiti della vita, dall’economia all’informazione, dalla demografia all’ecologia.

La necessità economico politica, così come ecologica, di questa risemantizzazione del lavoro e della ricchezza è motivata innanzitutto dal carattere distruttivo dell’innovazione tecnologica. Alla schmupeteriana “distruzione creatrice”, sembra sostituirsi una “distruzione distruttrice” che appunto «distrugge i rapporti intergenerazionali, le istituzioni accademiche, le strutture sociali, le imprese e, infine, interi paesi, per non parlare dell’inquinamento atmosferico e mentale» (Stiegler 2015, p. 153). Questo è, fondamentalmente, il carattere entropico dell’attuale politica economica, inaugurata dalla rivoluzione conservatrice della fine degli anni Settanta. L’effetto generale consiste in un processo di proletarizzazione non solo, marxianamente, come immiserimento materiale e perdita dei mezzi di produzione, ma anche come immiserimento simbolico e perdita dei saperi necessari alla convivenza sociale a tutti i livelli.

Reddito e saperi…

Per Stiegler, se il compromesso fordista-keynesiano fondato sulla redistribuzione del potere d’acquisto attraverso il salario legato all’occupazione è decisamente in crisi, è perché l’automazione sta riducendo drasticamente proprio l’impiego, praticamente azzerando i tempi necessari per la produzione o le attività di svariati lavori tradizionali. La risposta consiste allora nell’inventare un nuovo modo di ridistribuire gli incrementi di produttività che deriveranno da un’automazione diffusa e totale. Affinché questa redistribuzione non sia funzionale al consumismo e quindi all’insolvenza globale della logica del breve-termine, è necessario pensarla come l’operazione di ridistribuzione del tempo e delle conoscenze acquisite grazie all’automazione a tutti i cittadini, per una economia della contribuzione come quella che si è generata con il software libero, che «è soprattutto condivisione di saperi». Invece di opporsi all’automazione, si tratta di ideare «un progetto sociale radicalmente nuovo», basato sulle opportunità generate dalla stessa automazione. Al cuore di tale progetto si trova la proposta di reddito contributivo come misura per contrarrestare il calo vertiginoso dell’occupazione e, al tempo stesso, permettere a tutti gli individui di coltivare il proprio “lavoro”, inteso ora specificamente come sviluppo e condivisione di saperi.

L’obiettivo del reddito contributivo consiste nel fornire a tutti non solo l’accesso a un salario adeguato e quindi al consumo, ma soprattutto la possibilità di sviluppare le proprie capacità e di accedere ai saperi necessari per vivere individualmente e collettivamente in società sempre più automatizzate. Sulla scia di Amartya Sen (1989), ma in un’ottica non capitalista, Stiegler pensa che il modo per combattere la proletarizzazione generalizzata dei saperi risieda nella ricapacitazione, nel senso dello sviluppo di capacità e conoscenze utili non al mercato ma alla vita psichica e sociale. Ed è proprio la ricapacitazione del saper-vivere, del saper fare e di ogni forma di sapere ad essere al tempo stesso l’orizzonte e la condizione del reddito contributivo (Stiegler e Internation 2020). Quest’ultimo è infatti «un reddito condizionale, rinnovabile solo a condizione di “ricaricare” i diritti attraverso l’acquisizione, ma anche attraverso la trasmissione, dei saperi. La società investe nelle capacità degli individui e gli individui investono in cambio nelle capacità che hanno acquisito nella società» (Stiegler 2016, p. 54). 

… per la trasformazione sociale

Importante chiarire anche che questo tipo di reddito condizionato alle ricapacitazioni e dunque al lavoro — ma non all’occupazione — non è alternativo a quello universale. Reddito contributivo e universale si completano a vicenda, poiché rispondono a due problemi diversi. Il secondo ha il compito di combattere le disuguaglianze sociali, «è un minimo vitale», e dunque «una condizione necessaria», ma non sufficiente per superare il paradigma neoliberale. Il complemento del reddito contributivo ha invece precisamente il compito di predisporre le condizioni per una reale trasformazione sociale, che contrasti cioè l’evoluzione entropica della società, sfruttando i vantaggi del digitale e consentendo un processo generalizzato di deproletarizzazione: «La sfida è valorizzare le esternalità positive delle nostre azioni, remunerarle anche, quindi, incoraggiare e premiare tutto ciò che contribuisce alla creazione e alla trasmissione dei saperi in tutte le loro forme, invece di una proletarizzazione generalizzata» (Stiegler 2016, p. 56). 

È questo il cantiere teorico, politico e di sperimentazione economica e sociale che Stiegler ha inaugurato per provare a superare l’era dell’Antropocene — un cantiere che resta aperto, nella predisposizione a dialogare e comporsi con altri, per pensare l’avvenire del lavoro, del sapere e del pianeta.

Bibliografia

Corsani A., Lazzarato M. (2008). Intermittents et précaires. Paris: Amsterdam.

Gorz, A. (2009). Ecologica. Milano: Yaca Book.

Guattari, F. (2013). Le tre ecologie. Casale Monferrato: Sonda.

Moulier Boutang, Y. (2002). L’età del capitalismo cognitivo. Verona: Ombre Corte.

Rouvroy A. (2013). “The end(s) of critique: data-behaviourism vs. due-process”. In M. Hildebrandt, K. de Vries (eds.), Privacy, Due Process and the Computational Turn: The Philosophy of Law Meets the Philosophy of Technology. London: Routledge, pp. 143-168.

Sen A. (1989) “Development as Capability Expansion,” Journal of Development Planning, 19, pp. 41–58.

Stiegler, B. (2015). “Demain, le temps des automates et le temps de la désautomatisation”. Intellectica. Revue de l’Association pour la Recherche Cognitive, 63/2015, pp. 151-160.

Stiegler B. (2019a) “L’ergon dans l’ère Anthropocène et la nouvelle question de la richesse”. Le Travail au XXIème siecle, Collège de France, pp. 73-85.

Stiegler, B. (2019b). La società automatica 1. Il futuro del lavoro. Milano: Meltemi.

Stiegler, Bernard; Kyrou, Ariel. “Le revenu contributif et le revenu universel”. Multitudes, 63, 2016, 51-58.

Stiegler B. e Internation C. (a cura di) (2020), L’assoluta necessità. In risposta ad António Guterres e Greta Thunberg. Milano: Meltemi.

Supiot A., (2015), Au-delà de l’emploi. Paris: Flammarion.

L’autrice e l’autore

Sara Baranzoni e Paolo Vignola, studiosi di filosofia contemporanea, discipline estetiche ed ecologia politica, hanno insegnato e svolto attività di ricerca presso la Universidad de las Artes di Guayaquil fino al 2022. Sono al momento ricercatori principali per il progetto Networking Ecologically Smart Territories (NEST, Horizon 2020 – Marie Curie Actions).

Condividi