14 Dicembre 2022

Digitale

Articolo scritto da

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Quali traiettorie dell’evoluzione digitale facilitano l’emersione di una cultura contemporanea? 

Sono molteplici le traiettorie attraverso cui le tecnologie digitali stanno influenzando il nostro modo di vivere, produrre e comunicare. La nostra cultura è in trasformazione continua e l’avvento delle tecnologie digitali nella nostra vita, soprattutto lo sviluppo accelerato di Intelligenze Artificiali (AI), ha un impatto profondo e ampio su alcuni fenomeni che meritano la nostra attenzione, in particolare sulla comunicazione e sulla creatività umana.

La trasformazione in atto determinata dallo sviluppo digitale è multidimensionale e influisce infatti su diversi aspetti come la diversità linguistica, la comunicazione visuale, la creatività e la ridefinizione dell’Arte stessa. Se c’è un “Osservatorio” privilegiato per comprendere i progressi tecnologici, gli sviluppi attuali e quelli futuri e il loro impatto nella nostra vita, è proprio il mondo dell’arte. Lì dobbiamo guardare per orientarci se vogliamo comprendere la cultura emergente e non restare impreparati difronte a sfide sociali importanti.

Le tante voci del Mondo

Uno dei cambiamenti più evidenti è il moltiplicarsi dei linguaggi a disposizione grazie alle piattaforme digitali basate sull’AI. La democratizzazione della comunicazione attraverso la rete, ha permesso a individui e gruppi di creare e diffondere contenuti in modo sempre più accessibile. I social media, i blog e le piattaforme di condivisione video hanno aperto le porte a una miriade di nuovi linguaggi, dai meme alle emoji, dalle abbreviazioni ai neologismi. Questi linguaggi spesso condensano concetti complessi in formati più immediati, consentendo una comunicazione più rapida e diretta in un mondo più interconnesso che mai.

Conseguenza immediata di questa accelerazione nel mondo della comunicazione, è la diversificazione dei linguaggi a livello globale. L’accessibilità globale alla rete ha amplificato la voce di molte altre lingue. La traduzione automatica e le reti sociali globali permettono a individui di comunicare in lingue diverse, contribuendo a una maggiore diversità linguistica.

In particolare con lo sviluppo dell’intelligenza artificiale che si sta rivoluzionando il modo in cui comprendiamo e utilizziamo le lingue. I traduttori automatici, alimentati da algoritmi avanzati, sono diventati strumenti comuni per superare le barriere linguistiche. Ciò ha conseguenze significative sulla nostra capacità di comunicare e comprendere in un contesto globale, di avviare processi di internazionalizzazione più rapidi, etc. Il mondo a portata di computer. Dal punto di vista linguistico questo processo così automatizzato, può avere anche risvolti critici, come la perdita di sfumature, di profondità di pensiero. Resta comunque un fenomeno focale di cui cogliamo appena la portata sociale, anche perché siamo distolti dalla proliferazione di immagini che ancora oggi sono i principali attrattori nel mondo della comunicazione.

L’Era della Comunicazione Visiva.

 In un’era dominata dai media digitali, è l’immagine fissa e soprattutto quella dinamica che sta guadagnando sempre più importanza nei linguaggi contemporanei. La condivisione di miliardi di immagini e di video su piattaforme come Instagram, TikTok etc sta ridefinendo il modo in cui esprimiamo emozioni, storie e idee. La comunicazione visiva, lo sappiamo, può superare le barriere linguistiche e raggiungere un pubblico vasto in modo immediato ed efficace. Ma mai come oggi la produzione e la diffusione di contenuti (dati) ha raggiunto livelli planetari, portando semi di grande cambiamento e anche grandi criticità come la difesa della propria sfera individuale e la protezione dei dati che ciascuno di noi produce quotidianamente.

Guardando al futuro, è evidente che le tecnologie digitali continueranno a modellare i nostri linguaggi. L’intelligenza artificiale, la realtà aumentata, la mixreality e gli altri traguardi scientifici già all’orizzonte (pensiamo allo sviluppo delle neuroscienze) metteranno in atto diverse e inedite strategie di comunicazione e di espressione.

Osservatorio Arte Digitale

L’artista ha sempre anticipato i desideri latenti e l’evoluzione culturale della società. Nel mondo contemporaneo, la convergenza tra arte e nuove tecnologie digitali sta ridefinendo radicalmente la creazione, la comunicazione e la fruizione.

Le arti contemporanee stanno attraversando un’evoluzione straordinaria, ridefinendo costantemente il concetto stesso di opera. Lo scenario è caratterizzato da una diversità e da una pluralità di linguaggi artistici, che riflettono le complessità della società, la globalizzazione e l’impatto delle nuove tecnologie nella nostra vita.

Una delle caratteristiche più rilevanti dell’arte digitale contemporanea è l’ibridazione. Gli artisti non sono più confinati in singole discipline, ma spesso mescolano media diversi per creare opere inedite dal punto di vista espressivo ed estetico. Le esperienze derivate dalla pittura, scultura, musica, cinema, danza, unite a quelle dei linguaggi digitali, si fondono spesso in un’unica inedita espressione creativa. Questo approccio che va oltre l’interdisciplinarietà, permette di esplorare nuovi territori e di “trasgredire” , superando le convenzioni artistiche tradizionali.

La produzione di immagini digitali dematerializzate tridimensionali, iperrealistiche e verosimili, lo sviluppo di sistemi di Realtà Virtuale, consentono agli artisti di creare mondi immersivi e partecipativi. Le opere possono essere viste e praticate attraverso dispositivi digitali, portando l’arte in spazi accessibili in tutto il mondo. La grande stagione della RV che si era aperta a metà degli anni ’80 con Jaron Lanier, ha raggiunto il suo apice con lo sviluppo dei così detti Metaversi: una proliferazione on line di mondi tridimensionali, accessibili e sconfinati, sociali e abitati, diffusi attraverso la rete e destinati a divenire il mondo comunicativo tridimensionale del WEB 3: il Web della Blockchain con tutto quello che comporta sul piano normativo ed economico. La tendenza all’ibridazione di stili comunicativi ed artistici, si riflette anche nell’ibridazione tra Spazio fisico e Virtuale: prende forma una sorta di Hypereality, una dimensione che amplifica l’esperienza e la conoscenza umana.

In un certo senso con la ricerca dell’immersività digitale, si realizza appieno il sogno delle avanguardie storiche dell’Opera Totale (sinestesie di linguaggi) o dell’Opera Aperta (arte cinetica, arte programmata) per consentire a chiunque di diventare componente fondamentale della comunicazione, collaboratore attivo e non passivo fruitore del lavoro creativo. 
Non più spettatore, ciascuno di noi può immergersi negli ambienti virtuali e vedere la propria interazione fisica divenire esperienza artistica multisensoriale.

Al tempo stesso, il ricorso a sistemi e piattaforme di Intelligenza Artificiale, traccia una nuova strada che va oltre la dematerializzazione dell’opera e il suo ruolo narrativo.

I sistemi di AI rivelano l’invisibile, danno forma a quel patrimonio di relazioni e di contenuti che la nostra cultura ha prodotto attraverso migliaia di anni e che la mente umana non può collegare e rappresentare. Il nuovo artista che utilizza algoritmi complessi e potenti macchine di calcolo, è una sorta di nuovo demiurgo che con l’ausilio di strumenti complessi, esplora la nostra memoria e disegna il nuovo paesaggio culturale, spingendo lo sguardo avanti nell’elaborazione di nuove forme espressive e comunicative.

Con l’AI si è definitivamente aperto un nuovo capitolo della comunicazione umana. Quello della relazione ibrida, per non dire simbiotica, tra l’uomo e la macchina, del dialogo spinto ormai oltre l’evidenza strumentale.  

Le Radici del Nuovo         

Ma da dove è iniziato questo processo? Cosa è necessario conoscere per tracciare una linea che ci guidi nella comprensione di questa trasformazione culturale? 
Le prime sperimentazioni con tecnologie digitali nell’arte risalgono agli anni ’50 e ’60, quando artisti come John Whitney e Vera Molnár, Michael Knowlton e Michael Noll, Charles Csuri solo per citare alcuni, utilizzavano i grandi calcolatori dei laboratori pubblici e privati per creare opere astratte, bidimensionali e statiche. Gli anni ‘60 sono stati l’epoca d’oro della ricerca informatica, vissuta tra la fiducia nel progresso tecnologico e il desiderio di creare nuovi linguaggi per la simulazione della realtà.

Tuttavia è stato nei decenni successivi che l’immagine generata al computer, ha iniziato a svilupparsi grazie alla diffusione dei personal computer. Ci sono stati artisti noti come Harold Cohen, antesignano dell’AI negli anni ‘80 o David Hockney che hanno adottato il disegno digitale, aprendo con mezzi molto più limitati rispetto a quelli attuali, nuovi orizzonti creativi e incoraggiando anche processi di sviluppo tecnologico allora impensabili.

Ma è con lo sviluppo e la diffusione dei software grafici per la “simulazione” della realtà, che la sperimentazione creativa porta alla nascita di movimenti come la Computer Art. Le ricerche della Computer Animation 3D negli anni ’80, escono dalla ristretta cerchia della sperimentazione e interessano il mondo del cinema e dei videogiochi con prime rudimentali forme narrative e di Realtà Virtuale. La creatività digitale dilaga nel mondo della comunicazione, dei media e dell’entertainment.

Gli anni ’90 infine sono gli anni del Web e della diffusione di internet. Gli artisti della “NetArt” esplorano Internet come spazio artistico, espressivo, comunicativo. Il Web della prima stagione accoglie la loro attività, diventa un ambiente comunicativo esperienziale. Esce dalla dimensione “tipo-grafica” e inizia la sua evoluzione, con lo sviluppo della connettività, verso la multimedialità e la tridimensionalità.   Saranno i social media degli inizi degli anni 90 ad amplificare notevolmente la visibilità della creatività digitale. Le opere possono arrivare direttamente ad un vasto pubblico e gli hashtag hanno creato vastissime comunità di appassionati. Inoltre la Blockchain e gli NFT (Non-Fungible Tokens) al di là della bolla finanziari speculativa, hanno sfidato il tradizionale sistema economico dell’arte, facendo emergere piattaforme online per la diffusione dell’arte digitale e modificando anche il modo in cui gli artisti creano, comunicano e distribuiscono il loro lavoro. Questo a grandi linee. Con la diffusione di programmi basati su Intelligenza artificiale, infine, si è aperto il vaso di pandora.

Arte, scienza e tecnologia 

Il legame tra arte, scienza e tecnologia è uno degli snodi centrali della nostra cultura contemporanea. Oggi, per affrontare le complesse sfide del nostro tempo, dal cambiamento climatico alla scarsità delle risorse naturali, per citarne alcune, è richiesta una prospettiva interdisciplinare ampia che vada oltre i confini delle singole discipline. Ciò crea uno spazio aperto per l’ideazione e, soprattutto, per la sperimentazione, dove il dialogo diventa essenziale per attivare nuovi processi di risoluzione dei problemi “out of the box”.

Un tale dialogo è reso possibile non solo dalla volontà e dall’intenzione di due o più partecipanti, artisti e scienziati, ma anche attraverso la condivisione di strumenti e tecnologie che facilitano la relazione e l’esperimento interdisciplinare. Questi strumenti e tecnologie diventano facilitatori del processo creativo, fungendo da linguaggi per nuove visioni sulla società e sul mondo.

Il noto artista Olafur Eliasson ha collaborato con il neuroscienziato Beau Lotto nel progetto “Your Uncertain Shadow”. In questa collaborazione, il progetto ha esplorato come il cervello umano elabora le informazioni visive e come la percezione delle ombre possa essere alterata in base al movimento e alla luce. Questo progetto ha offerto un’esperienza coinvolgente e stimolante per il pubblico, gettando luce sui complessi processi della percezione umana.

Ryoji Ikeda ha collaborato con il fisico quantistico austriaco Anton Zeilinger, noto per i suoi studi sulla meccanica quantistica. Insieme, hanno intrapreso progetti che approfondiscono i principi fondamentali della fisica quantistica, compresi l’entanglement quantistico e la dualità onda-particella. Queste collaborazioni hanno portato alla creazione di opere d’arte e performance che cercano di comunicare concetti complessi della fisica quantistica attraverso suono e arte visiva. Una delle collaborazioni più famose tra Ryoji Ikeda e Anton Zeilinger è stata l’opera “data.scan”, in cui Ikeda ha utilizzato dati sperimentali da CERN e fisica delle particelle per creare una performance audiovisiva che esplora i principi quantistici della realtà.

Le collaborazioni scientifiche di Daan Roosegaarde dimostrano come arte, design e tecnologia possano essere combinate per affrontare sfide contemporanee, dalla qualità dell’aria al cambiamento climatico all’inquinamento spaziale e all’energia sostenibile. Nel “Progetto Smog Free”, Daan Roosegaarde ha collaborato con ingegneri ambientali e ha creato una torre innovativa di purificazione dell’aria che aspira inquinanti atmosferici come PM2.5 e PM10, restituendo aria pulita. Questo lavoro non rappresenta solo una soluzione importante per la qualità dell’aria, ma è anche un’opera d’arte interattiva che coinvolge il pubblico.

Questi pochi esempi mostrano come la ricerca artistica possa fungere da catalizzatore per il cambiamento sociale rivolgendosi ad un pubblico sempre più ampio e sollevando domande importanti sulla nostra società.
Arte e nuove tecnologie digitali sono intrinsecamente collegate, formando un terreno fertile e potente per la creatività e l’innovazione. 

L’arte digitale sembra destinata ad essere la nuova forza trainante nell’espressione umana, nella ricerca e nella riflessione sulla società futura.

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