23 Ottobre 2023

Trasformare le istituzioni culturali. Prospettive decoloniali di un processo creativo.

Articolo scritto da

Articolo scritto da

Hangar Piemonte

Hangar Piemonte

Hangar Piemonte

Marie Moïse intervista Françoise Vergès

L’intreccio di colonialismo e razzismo ha dato forma nel corso dei secoli a un vero e proprio sistema economico e sociale, che ancora definisce il mondo contemporaneo. Nel consolidarsi di questo sistema di potere, le istituzioni culturali hanno avuto un ruolo centrale, fornendo i termini della sua legittimazione. Attraverso l’istituzione del museo, in particolare, la gerarchia razziale dell’umano ha plasmato gli immaginari collettivi occidentali, insieme alle specifiche forme di appropriazione materiale e simbolica che hanno operato in complicità tanto sul piano politico quanto culturale. Nelle istituzioni culturali contemporanee il presente collassa sotto il peso di un passato che non è passato, nella misura in cui le istituzioni stesse ne rinnovano il potere. Da queste premesse si apre la proposta di azione politica e culturale di Françoise Vergès, autrice e militante femminista e antirazzista: «decolonizzare il museo».

Così recita il sottotitolo della sua ultima pubblicazione, Programme de désordre absolu (La Fabrique 2023) di cui l’autrice ci restituisce un assaggio in questa intervista. Occorre ripensare le istituzioni culturali dalle fondamenta, sostiene Vergès, per sradicare l’intero impianto sia fisico che cognitivo delle rappresentazioni di matrice coloniale. Un gesto politico, necessariamente collettivo, come testimoniano le esperienze più creative passate in rassegna. Una trasformazione culturale radicale, che mentre crea nuovi immaginari, si diffonde e sedimenta sotto forma di memoria, spaziale e corporea, capace di coagulare nuove comunità e spalancare il futuro.

ll contributo si inserisce nell’ambito della collaborazione tra Letture Lente e Hangar Piemonte, che ogni mese darà spazio a diverse voci di studiosi/e, intellettuali, operatori e operatrici culturali sui principali temi legati alla trasformazione culturale. In questa intervista a Françoise Vergès, autrice e militante femminista e antirazzista, si affronta il tema della decolonizzazione delle istituzioni culturali: un progetto di liberazione totale ancora incompiuto, perché la concezione del mondo coloniale è ancora dentro di noi.

Leggi l’articolo completo cliccando qui.

Françoise Vergès è politologa, autrice e militante femminista antirazzista. Nata e cresciuta a La Réunion, ex colonia francese oggi Dipartimento d’oltremare, Vergès ha studiato e insegnato a lungo in numerose università statunitensi e inglesi, come Berkley e Brown University e Goldsmith College, specializzandosi in studi femministi, storia della schiavitù e pensiero politico decoloniale. Tra il 2009 e il 2012 ha presieduto il Comité national pour la mémoire et l’histoire de l’esclavage in Francia e tra il 2014 e il 2018 ha ricoperto la cattedra di Global South al Collège d’études mondiales – Fondation Maison des Sciences de l’Homme. Oggi Vergès, vive, lavora milita a Parigi, dove ha co-fondato l’associazione «Décoloniser les arts» che si occupa di rappresentazioni coloniali e decoloniali in ambito artistico e culturale. Delle sue numerose pubblicazioni, sono stati tradotti in italiano Un femminismo decoloniale (Ombre corte 2020) e Una teoria femminista della violenza (Ombre corte 2021). Tra le sue pubblicazioni più recenti, figurano invece De la violence coloniale dans l’espace public (Shed Publishing 2021) e Programme de désordre absolu. Décoloniser le musée (Le Fabrique 2023).

Marie Moïse è attivista, ricercatrice e traduttrice in ambito femminista e antirazzista. È docente alla Stanford University di Firenze, collaboratrice di ricerca all’Università di Innsbruck, e attivista del Coordinamento antirazzista italiano. Italo-haitiana, si occupa di razzismo e colonialismo da una prospettiva femminista decoloniale. E’ co-autrice di Future. Il domani narrato delle voci di oggi a cura di Igiaba Scego (effequ 2019). È traduttrice tra gli altri, di Da che parte stiamo. La classe conta di bell hooks (Tamu 2022), Memorie della piantagione. Episodi di razzismo quotidiano di Grada Kilomba (Capovolte 2021) e Donne, razza e classe di Angela Davis (Alegre 2018).

Condividi