Francesca Antonacci, Dipartimento di Scienze umane per la formazione “Riccardo Massa” Università degli Studi di Milano-Bicocca

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Hangar Piemonte
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Come Dipartimento di Scienze umane per la formazione “Riccardo Massa” Università degli Studi di Milano-Bicocca abbiamo iniziato a collaborare con Hangar Piemonte sul progetto “Educare alla Bellezza” perché abbiamo riconosciuto una realtà che lavora con sensibilità e rigore sugli aspetti legati alla dimensione della scuola, della trasformazione sociale e del mondo performativo che noi parallelamente stiamo studiando in Università.
Quello che avevo intuito – e che poi si è realizzato – è che nella collaborazione tra il nostro Dipartimento e Hangar si è creato uno spazio generativo e di sinergia tra teoria e prassi, un tempo dedicato al pensare ed elaborare con persone con cui portare avanti una riflessione, fondamentale per non ripetere meccanicamente le cose, ma anzi imparare dall’esperienza, come sostiene il filosofo John Dewey.
Lavorare insieme è stato trasformativo anche per il Dipartimento, poiché ci abbiamo davvero messo la testa, il cuore e il corpo, la fatica, la passione, tutto quello che c’è dentro il nostro lavoro. La progettazione condivisa ci ha fatto crescere e maturare consapevolezze rispetto alle nostre conoscenze. E poi, proprio grazie ad Hangar, abbiamo conosciuto nuovi ambiti per fare ricerca sul campo. Ne è un esempio il progetto Erasmus Plus a cui abbiamo partecipato e grazie al quale abbiamo fatto ricerca con scuole e insegnanti a Torino e a Parigi e abbiamo potuto conoscere nuovi territori e nuovi contesti. Lo stesso gruppo di ricerca formato da me, Nicoletta Ferri e Giulia Schiavone è nato, è cresciuto e si è sviluppato grazie al lavoro con Hangar, mettendo insieme le nostre competenze.
La collaborazione inoltre è stata generativa perché ci ha permesso di partecipare a nuovi progetti condivisi, come il percorso di Misurazione, Valutazione e Rendicontazione, per noi una nuova frontiera. La cosa più importante maturata con Hangar, infatti, è stata l’utilizzo dell’impianto e del modello dei cinque assi del Manifesto una scuola (Antonacci, Guerra, 2018), al di fuori del contesto prettamente scolastico. L’abbiamo sperimentato in “Educare alla Bellezza” ovviamente, ma è stata un’intuizione della direttrice Mara Loro capire che poteva applicarsi anche all’ambito organizzativo. È stato utile essere spinte ad espandere il modello. È stata una grande crescita di consapevolezza per la nostra ricerca.
Altro risultato di valore è stato, attraverso la comunità di ricerca che caratterizzava i percorsi, costruire un linguaggio comune con tante realtà differenti che adesso guardano alla loro professionalità attraverso delle lenti maggiormente condivise. Questo approccio aiuta a pensare la trasformazione con parole comuni e può avere un impatto sulla società intera. Se sul territorio si arriva a una comunanza di obiettivi a lungo termine e di linguaggio, anche per i decisori politici è più facile capire in che direzione andare. È un processo di allargamento e di trasformazione tra più reti, che comporta la capacità tra attori diversi di comprendersi e individuare quelle che sono le criticità di un sistema.
C’è infine un’altra modalità di lavoro che ha caratterizzato la collaborazione con Hangar che è importante evidenziare: la capacità di riflettere insieme sulle cose, farsi le giuste domande, senza pensare di trovare subito soluzioni e risposte. E questo si collega al valore generato dal lavoro con Hangar Piemonte: la speranza. Intesa non come il concetto vaporoso del sogno, ma nel senso di lavorare con qualcuno che non guarda solo nella tua stessa direzione, ma ti apre nuovi orizzonti. Una speranza che accende il desiderio di cambiamento, che fa pensare che non sei solo.
Spesso il mondo cerca delle soluzioni veloci a problemi complessi, cerca di tamponare con qualcosa di effimero che dà una soddisfazione immediata, ma poi non produce nessun cambiamento. Invece, senza autocelebrarsi, lavorare nel modo in cui stiamo facendo insieme, comporta fatica, ma porta avanti un pensiero che genera comunità, riflessione e apertura. Che è la cosa più importante. Non si rimane in un meccanismo di chiusura e disperazione, che sarebbero il contrario della speranza, ma si lavora insieme con fiducia, in modo concreto, alla trasformazione sociale. Un’idea di cambiamento non in un futuro lontano, ma nell’oggi e domani e dopodomani.
Francesca Antonacci è professore ordinario e docente di Pedagogia del gioco e di Pedagogia dei linguaggi artistici presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa” dell’Università di Milano-Bicocca, dove coordina il Corso di Laurea Magistrale in Linguaggi artistici per la formazione, il Laboratorio di ricerca PEPAlab e il gruppo di ricerca Puer ludens. Si occupa di immaginazione, arti performative, gioco e di modelli di innovazione scolastica. Le sue ultime pubblicazioni per FrancoAngeli: Le arti dell’educare (con Veronica Berni, 2024), Poetiche del gioco (con Giulia Schiavone, 2021), Il cerchio magico (2019); Una scuola possibile (con Monica Guerra, 2018). Nel 2021 ha tradotto The Grasshopper di Bernard Suits, pubblicato con il titolo La cicala e le formiche, per le edizioni Junior Spaggiari.
Tra le ultime traiettorie di ricerca, una pedagogia critica dei processi persuasivi in atto in molte forme del contemporaneo, con l’apertura a una pedagogia della Speranza, letta in chiave simbolica e materiale a contrasto di ogni forma di sopruso e sfruttamento.
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