Il senso delle pratiche artistiche nei percorsi di Hangar

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Hangar Piemonte
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Nel triennio 2022-2024 Hangar, in quanto agenzia per le trasformazioni culturali, ha lavorato all’integrazione dell’emersione delle life skills all’interno dei suoi processi di accompagnamento e cambiamento. Per farlo, si è aperto al lavoro con le pratiche artistiche, che hanno permesso di osservare come sia più facile per i partecipanti aprirsi, uscire dalle rigidità imposte dai ruoli organizzativi per considerarsi come persone prima di tutto, rigiocando le relazioni e permettendo di ridisegnarle.
Il percorso sulle soft e life skills con artisti e artiste permette alle persone di essere accompagnate a vivere spazi privi di giudizio dove potersi esprimere e trovare nuove suggestioni e opportunità. Fornisce nuove chiavi di lettura del contemporaneo e diventa occasione di crescita grazie al fatto che il tema dello sviluppo personale e professionale per un momento coincidono.
Il processo di integrazione di questa dimensione con quella delle hard skills è tuttora in corso ed in continua modifica e perfezionamento perché, come tutto in Hangar, strettamente connesso alle progettualità, ai professionisti e alle professioniste coinvolti e coinvolte, alle domande che emergono nella sperimentazione.
Il lavoro portato avanti dal 2022 ad oggi vede la collaborazione con le artiste Doriana Crema e Antonella Usai che stanno lavorando per unire la propria dimensione artistica e di ricerca con le necessità dei progetti di Hangar.
I linguaggi messi in campo dalle due artiste si collegano e riferiscono alla danza e all’atto perfomativo. Per Crema si allargano a temi umanistici seguendo la visione e teoria della psicosintesi che vede l’essere umano nella sua integrazione tra i diversi livelli fisico/mentale/emotivo/spirituale, mentre per Usai la danza è una lingua madre in grado di “dialogare con” e interconnettere in qualche modo tutti gli altri linguaggi a cui si è aggiunta la passione per l’arte relazionale e il collegamento tra i linguaggi del performativo con l’attivismo civico e sociale, anche grazie all’incontro con l’artista Maria Lai.
Consapevolezza di chi siamo, relazione tra le parti, il sé e lo spazio, la possibilità di prendere coscienza di sé nel quotidiano, l’integrazione tra percezione e consapevolezza sono le tematiche che guidano la ricerca delle due artiste e che si connettono al lavoro con Hangar.
«Quello che accade in Hangar – commenta Antonella Usai – per certi versi, lo vedo come un grande movimento coreografico, un movimento a cui compartecipano individui e organizzazioni appartenenti ai diversi ambiti del vivere civile. Essere parte di questo processo è un onore e un onere. Il lavoro in Hangar ha attivato un percorso estremamente sfidante e allo stesso tempo arricchente. Nell’interazione con competenze altre, altri linguaggi e altri sguardi sto imparando tantissimo, soprattutto a non dare per scontato nulla». La pratica artistica come elemento che attraverso un processo di dialogo continuo, ogni volta si riformula dipendentemente dalle tematiche, dal gruppo a cui si rivolge e dallo spazio: «Cambia perché cambiano gli interlocutori – precisa Doriana Crema – portare le pratiche all’interno di spazi non convenzionali e in relazione con enti ed istituzioni ha messo in discussione il lavoro favorendone uno sviluppo che ha aperto nuove possibilità».
L’aspetto più sfidante – ammettono le artiste – è quello di portare l’arte all’interno di un sistema relazionale altamente complesso in cui fino a poco tempo fa non c’era spazio per questo. E farlo in poco tempo: pochi minuti in cui concentrare un intervento che magari richiederebbe un tempo più dilatato. Il linguaggio, o meglio, i linguaggi, sono molto importanti in questo processo. Perché deve esserci la possibilità di ascoltarsi e adeguare la propria lingua in modo da farsi comprendere da tutti e tutte. Una predisposizione all’ascolto che si traduce anche nella progettazione della pratica artistica. «La pratica viene progettata tenendo conto dello spazio, del tema di lavoro e naturalmente del gruppo partecipanti – spiega Doriana Crema – La struttura della pratica deve essere flessibile e in questo senso l’artista porta una qualità di ascolto e disponibilità a 360 gradi». È il dialogo, infatti, la base del processo: «È necessario sentire cosa si può fare e cosa no – precisa Antonella Usai – come agire sullo spazio anche solo attraverso piccoli spostamenti, valutare la temperatura del luogo e quella tra le persone. Quali bisogni si intuiscono, quali problematiche, dove sono i punti di luce/ombra, per così dire, a tutti i livelli. Spesso, si devono progettare più versioni in modo da poter adattare l’intervento artistico al momento presente».
Una delle funzioni importanti della pratica è quella di mettere in relazione i diversi attori del contesto, di incontrare lo spazio, di allargare la funzione immaginativa in relazione alla visione, e favorire la possibilità di cambiamento. D’altra parte, per entrambe, la ricerca artistica, partita fin dalla giovane età, ha sempre trovato, nell’arte, uno strumento di conoscenza del sé, un modo per lavorare sull’integrità dell’essere e sulla trasformazione. Un approccio sempre alla ricerca di qualcos’altro di meno visibile, ma presente. Un modo di guardare non solo alle cose nello spazio, ma anche alle persone e al loro movimento nello spazio stesso, chiedendosi cosa si muove, e in quale relazione. Un approccio che, portato in Hangar, ha permesso di riflettere sul movimento trasformativo che richiede un tempo lungo per sedimentare, essere introiettato e diventare parte di un’esperienza che possa diventare uno strumento da utilizzare, ad esempio, all’interno dei team di lavoro. L’utilizzo di diversi approcci alle pratiche favorisce la possibilità di andare incontro alle differenti sensibilità degli interlocutori e di favorire una risposta più partecipativa. Un lavoro costante e continuativo può essere determinante per dei cambiamenti più profondi se tutto il gruppo di lavoro, insieme, decide di dare importanza a questi aspetti.
Nei percorsi di Hangar le pratiche artistiche hanno un forte legame con le hard skills perché l’acquisizione delle soft skills (che a loro volta sono il terreno sul quale appoggiare le hard skills) avviene grazie ad un processo metodologico che mette insieme l’essere umano in tutti i suoi aspetti e la sua funzione operativa all’interno del gruppo di lavoro. I punti di contatto tra project management e pratica artistica sono la visione e la creazione di un processo per raggiungere quella visione. La pratica artistica può aiutare quindi a tenere tutto insieme. La relazione tra pratiche artistiche e project management va inoltre nella direzione di ritrovare la radice etimologica delle parole, anche del “management” inteso come maneggiare, se possibile, con cura, sé stessi, l’altro e il mondo.
Ma come le pratiche artistiche possono far emergere punti di forza e di debolezza di un team e di un progetto? «Attraverso la pratica artistica – racconta Crema – la singola persona ha la possibilità di contattare la sua parte più creativa, a volte la sua parte più bambina e entrare nello spazio del gioco attivando quindi la fiducia, il coraggio e il desiderio. Fiducia, coraggio e desiderio aprono lo spazio dell’incontro e da qui inizia una nuova storia». Per Usai: «Le pratiche aiutano a vedersi, ma anche a manifestarsi più apertamente, favorendo un ambiente non giudicante. Aiutano a comunicare in maniera più aperta la sfera emotiva e i propri bisogni».
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