23 Ottobre 2025

Ricerca

Art for Change – Intervista al direttore Enzo Gerbi

News scritta da

News scritta da

Hangar Piemonte

Hangar Piemonte

Hangar Piemonte

Nell’ambito dell’area dedicata alla ricerca operativa, Hangar ha avviato una linea di sviluppo progettuale, Art for Changeatta a costruire pre-testi di incontro e dialogo strategico tra il settore artistico/culturale e quello imprenditoriale ed economico per generare valore e senso comune, nell’ambito dello sviluppo sostenibile dei territori. 

Il 17 novembre 2025, presso Palazzo Del Buongoverno – Spazio Agorà Statodellarte – Fondazione Pistoletto Cittadellarte a Biella (Costa di Riva 11), si terrà un appuntamento per  indagare le potenzialità  di una relazione strategica tra comparto artistico-culturale, imprenditoriale e istituzionale per lo sviluppo sostenibile dei territori.

Per rilanciare l’appuntamento, Hangar ha intervistato alcuni imprenditori sui temi dell’appuntamento. Un modo per cominciare a parlare di interesse generalestrumenti giuridici di collaborazione tra pubblico e privato, Art Bonus, sviluppo sostenibile e welfare aziendale, tematiche che saranno affrontate nel corso dell’incontro. Per avere maggiori informazioni sull’evento e su come partecipare clicca qui.

Dopo l’intervista a Francesco Casoli, Presidente di Elica, azienda marchigiana di design e produzione di elettrodometici dedicati al cooking (che si può leggere cliccando qui) oggi condividiamo la conversazione con Enzo Gerbi, enologo e direttore della Cantina Barbera dei Sei Castelli.

Enzo Gerbi e il progetto “Il Risveglio del Ceppo”

La Cantina Barbera dei Sei Castelli nasce oltre sessant’anni fa nel cuore del Monferrato astigiano, dall’iniziativa di un gruppo di vignaioli decisi a unire le forze per valorizzare la Barbera e il proprio territorio e difendere il proprio reddito. «Nel tempo – racconta Enzo Gerbi, enologo e direttore della Cantina – la cooperativa ha saputo rinnovarsi restando fedele ai valori originari di collaborazione, qualità e rispetto della tradizione contadina. Oggi è una realtà moderna che coniuga ricerca, cultura e sostenibilità, punto di riferimento per la produzione di Barbera d’Asti DOCG e per progetti di innovazione legati al territorio».

Enzo Gerbi è anche il responsabile scientifico del progetto Il Risveglio del Ceppo, realizzato con l’agronomo Salvatore Giacoppo e in collaborazione con l’Università di Torino: «La mia esperienza nasce dall’incontro tra ricerca enologica e desiderio di dare nuova voce alla Barbera, attraverso progetti che uniscano rigore scientifico, arte e identità locale. Il Risveglio del Ceppo rappresenta la sintesi di questo percorso: un’idea che ha trasformato la memoria dei ceppi antichi in un patrimonio vivo, condiviso con la comunità e con il territorio».

In che modo questo progetto ha reso possibile e valorizzato la collaborazione tra impresa e territorio?

«Il Risveglio del Ceppo è un esempio concreto di come la collaborazione tra ricerca pubblica e impresa possa generare valore. Insieme all’Università di Torino e al nostro team tecnico, abbiamo recuperato e studiato viti storiche di Barbera originarie del periodo post-filosserico risalente a inizio ‘900, analizzandone il patrimonio genetico e agronomico. Da questo lavoro è nata una Barbera d’Asti DOCG che racconta la resilienza del Monferrato e la sua memoria agricola. Il progetto ha dato vita anche al museo L’Anima del Vino, spazio culturale dove arte, scienza e tradizione dialogano, restituendo alla comunità la consapevolezza delle proprie radici».

Il progetto, per Gerbi, ha generato un impatto su più piani: «Sul piano economico ha rafforzato la filiera vitivinicola e accresciuto il valore percepito della Barbera d’Asti. Socialmente, ha unito soci e viticoltori in un’esperienza collettiva di crescita e partecipazione. Culturalmente, ha creato un racconto identitario, riconoscibile e condiviso. Ambientalmente, il recupero dei ceppi antichi ha contribuito alla tutela della biodiversità e del paesaggio».

La considera un’esperienza da replicare?

Sì, perché ha dimostrato che la cooperazione tra impresa, scienza e territorio può produrre un bene comune duraturo. L’obiettivo è proseguire su questa strada, applicando lo stesso modello ad altri vitigni autoctoni e territori, per continuare a rigenerare la memoria viticola e costruire valore condiviso — economico, culturale e ambientale — per le generazioni future.

Condividi

Potrebbero interessarti