Partnership, cultura e territori

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Hangar Piemonte
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Costruire connessioni per affrontare la complessità contemporanea
«Nel campo delle politiche culturali regionali, gli obiettivi dell’Agenda 2030 stanno cambiando profondamente il ruolo della cultura. Non più solo un settore da sostenere, ma uno strumento strategico per affrontare sfide sociali, territoriali e istituzionali».
Raffaella Tittone, Direzione Cultura, Turismo, Sport e Commercio della Regione Piemonte, affronta il tema delle partnership e della cooperazione — cuore dell’Obiettivo 17 dell’Agenda 2030 — come elemento sempre più centrale nelle politiche culturali contemporanee.
Questa intervista si inserisce nel percorso di ricerca e confronto avviato da Hangar Piemonte per mettere in relazione gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 con i megatrend europei che stanno ridefinendo il presente. Un lavoro che coinvolge istituzioni, enti culturali, centri di ricerca e organizzazioni chiamate a interpretare queste trasformazioni a partire dai propri ambiti di azione e responsabilità.
Quello che emerge dalle riflessioni di Tittone è un cambio di prospettiva particolare evidente nei territori. In Piemonte, osserva Tittone, trasformazioni demografiche, fragilità territoriali e cambiamenti tecnologici stanno imponendo una ridefinizione del ruolo delle politiche culturali. «L’invecchiamento della popolazione, le fragilità delle aree interne, le disuguaglianze territoriali e le trasformazioni digitali impongono politiche orientate non solo alla produzione culturale, ma anche all’accesso, alla partecipazione e alla diffusione delle competenze culturali».
La cultura, quindi, non viene più letta esclusivamente come produzione di contenuti o programmazione di attività, ma come infrastruttura relazionale e strumento di attivazione territoriale. Un passaggio che modifica anche il rapporto tra istituzioni pubbliche e operatori culturali. «Esperienze come quelle sviluppate con Hangar Piemonte hanno contribuito a consolidare un approccio più orientato all’accompagnamento, al capacity building e all’innovazione organizzativa».
Un cambiamento che, secondo Tittone, riguarda direttamente il modo in cui le istituzioni interpretano il proprio ruolo. «La Regione ha progressivamente compreso che sostenere la sostenibilità culturale significa rafforzare competenze, reti, governance e capacità progettuale degli enti culturali, non soltanto finanziare attività».
I megatrend che trasformano le politiche culturali
Se questa evoluzione viene letta attraverso la lente dei megatrend europei individuati dal Joint Research Centre della Commissione Europea, emergono alcune traiettorie particolarmente incisive per il settore culturale.
La prima riguarda il cambiamento del lavoro culturale: «Il sistema culturale è attraversato da profonde trasformazioni professionali e organizzative». Nuove competenze digitali, modelli organizzativi più fluidi e una crescente precarizzazione stanno ridefinendo il lavoro culturale e le competenze necessarie per affrontarlo.
Accanto a questo, cresce il peso delle disuguaglianze territoriali e sociali, che diventano il megatrend più rilevante nella prospettiva delle politiche pubbliche regionali. «Esiste il rischio che l’accesso alla cultura diventi sempre più diseguale: tra grandi città e aree interne, tra giovani e anziani, tra cittadini culturalmente attivi e cittadini esclusi dai processi partecipativi».
È qui che il tema delle partnership assume una dimensione strategica. Di fronte alla complessità contemporanea, infatti, le istituzioni non possono più operare in modo isolato: «Oggi la complessità delle sfide richiede una maggiore capacità di cooperazione e di ascolto». Per Tittone, uno dei cambiamenti più significativi riguarda proprio l’evoluzione dei modelli di governance. «Le politiche culturali funzionano quando riescono a costruire ecosistemi territoriali e relazioni stabili tra attori diversi».
In questo senso, l’intersettorialità non rappresenta soltanto una metodologia di lavoro, ma una necessità strutturale. La collaborazione tra istituzioni, terzo settore, imprese, organizzazioni culturali e comunità locali diventa una condizione necessaria per affrontare trasformazioni che nessun soggetto può governare autonomamente.
Cultura come infrastruttura sociale
Tra i megatrend individuati da Tittone, quello delle disuguaglianze territoriali e culturali emerge come prioritario: «Per una regione come il Piemonte questo tema è cruciale». Il rischio, spiega, è che l’accesso alla cultura si concentri sempre più in alcuni territori o in alcune fasce della popolazione, producendo nuove forme di esclusione. «La priorità delle politiche pubbliche deve quindi essere garantire diritti culturali diffusi e accessibilità reale».
In questo quadro, la cultura assume una funzione che va ben oltre la programmazione artistica o la valorizzazione del patrimonio: «La cultura può incidere in modo decisivo perché agisce sul piano simbolico, sociale e civico». Da un lato, aiuta le comunità a leggere i cambiamenti e a costruire visioni condivise. Dall’altro, svolge una funzione di prevenzione sociale. «Dove esistono presidi culturali attivi crescono partecipazione, fiducia e coesione».
L’evento Bussola 2026
È una riflessione che entra direttamente in dialogo con il percorso portato avanti da Hangar Piemonte e che confluirà nella terza edizione di Bussola, l’evento nazionale dedicato all’incontro tra organizzazioni culturali, pubbliche amministrazioni, policy maker, imprese e attori sociali, in programma il 15 e 16 giugno 2026 alla Reggia di Venaria Reale.
L’edizione 2026 di Bussola sarà infatti dedicata proprio al tema dell’intersettorialità come chiave per affrontare le grandi sfide contemporanee, a partire dagli Obiettivi dell’Agenda 2030 e dal quadro dei megatrend globali. In questo contesto, il tema delle partnership assume un ruolo centrale: non soltanto come collaborazione operativa, ma come capacità di costruire visioni condivise, reti territoriali e responsabilità comuni.
«La cultura favorisce il protagonismo dei cittadini nei processi di trasformazione territoriale e rafforza la capacità delle istituzioni, investendo su competenze, reti e innovazione organizzativa», osserva Tittone, richiamando esplicitamente esperienze sviluppate in Piemonte attraverso Hangar. È proprio qui che emerge ciò che, secondo Tittone, la cultura può fare in modo unico rispetto ad altri strumenti: «La cultura crea connessioni: tra persone, tra territori, tra generazioni, tra istituzioni e cittadini».
Una capacità che diventa decisiva in una fase storica segnata da frammentazione e polarizzazione. «Altri strumenti possono intervenire sulle emergenze; la cultura lavora invece sulle condizioni profonde della convivenza, della fiducia e della capacità collettiva di immaginare il futuro».
In questa prospettiva, il tema delle partnership non riguarda soltanto la cooperazione tra soggetti diversi, ma la possibilità stessa di costruire ecosistemi capaci di affrontare la complessità contemporanea in modo condiviso e trasformativo.
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