21 Maggio 2026

Visioni

Uguaglianza di genere e megatrend 

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Hangar Piemonte

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Una lettura per la trasformazione culturale 

Questa intervista si inserisce in un percorso di ricerca e confronto avviato da Hangar Piemonte per interrogare il rapporto tra gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 e i megatrend europei che stanno ridefinendo il presente. Un lavoro che mette in dialogo soggetti diversi — centri di ricerca, istituzioni, organizzazioni culturali — chiamati a interpretare queste trasformazioni a partire dai propri ambiti di azione. 

È in questa prospettiva che si colloca il contributo di Joëlle Long, giurista e presidente del CIRSDe – Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne e di Genere dell’Università di Torino. Una riflessione che restituisce con chiarezza come l’uguaglianza di genere, obiettivo numero cinque dell’Agenda 2030, non possa essere letta come un ambito separato, ma come una chiave di accesso trasversale ai processi contemporanei. 

«Il nostro focus di attenzione è l’Obiettivo 5, ma è fondamentale ribadire che la parità di genere è una dimensione trasversale a tutti gli altri obiettivi». Una posizione che intercetta pienamente la prospettiva da cui Hangar osserva la trasformazione culturale: non per settori, ma per connessioni. 

Nel contesto attuale, ciò che cambia non è tanto l’obiettivo in sé, quanto il suo significato concreto. «Molta strada è stata fatta sul piano dell’uguaglianza formale. Oggi la sfida è lavorare sull’uguaglianza sostanziale». Questo spostamento implica un cambio di scala: non più soltanto diritti riconosciuti, ma condizioni effettive di accesso, permanenza e possibilità. 

Allo stesso tempo, si amplia il perimetro stesso del concetto di genere. « Non possiamo più limitarci alla parità uomo-donna. Dobbiamo considerare un insieme più ampio di identità, che include orientamento sessuale, identità di genere e le loro intersezioni ». È in questa ridefinizione — più complessa, più aderente alla realtà — che l’obiettivo si trasforma, diventando più esigente e allo stesso tempo più difficile da governare. 

Megatrend e disuguaglianze: una trasformazione non lineare 

Se questa evoluzione viene letta attraverso la lente dei megatrend europei individuati dal Joint Research Centre della Commissione Europea, emerge un primo nodo centrale: quello delle disuguaglianze. Ma anche qui, la lettura proposta da Long si discosta da una visione lineare: «Con riferimento quantomeno alla realtà italiana, non parlerei di crescita delle disuguaglianze. Parlerei di permanenza e trasformazione delle disuguaglianze, con progressi lenti e alcune regressioni». 

È una posizione che consente di cogliere la complessità del presente. Da un lato, infatti, si registrano avanzamenti significativi: «Nell’istruzione, dove le donne sono sempre più presenti e con risultati migliori, nella partecipazione al mercato del lavoro e nel rafforzamento dell’intervento pubblico di contrasto alla violenza di genere». Dall’altro, questi progressi non si traducono automaticamente in una riduzione delle disuguaglianze: «Se le donne si laureano di più e meglio, ma poi hanno salari più bassi e carriere più lente, significa che qualcosa nel sistema non funziona». 

È in questo scarto che si colloca la trasformazione delle disuguaglianze contemporanee, una trasformazione che segue traiettorie precise, connesse anche ai megatrend. 

Sul piano tecnologico, per esempio, emergono nuove forme di disuguaglianza legate agli algoritmi. « I sistemi di intelligenza artificiale incorporano e amplificano gli stereotipi di genere inscritti nei dati, contribuendo alla riproduzione di diseguaglianze strutturali. Nei processi di selezione e profilazione, i bias algoritmici incidono in modo sistemico sulle donne, con effetti ancora più marcati in prospettiva intersezionale. ». Il problema, sottolinea Long, non è la tecnologia in sé, ma il contesto che la alimenta: «replica dinamiche già esistenti». 

Allo stesso tempo, le trasformazioni del lavoro introducono nuove criticità. «Le nuove modalità di lavoro tendono a esporre in modo differenziato le donne — soprattutto in presenza di altre condizioni di vulnerabilità — a percorsi più precari e discontinui», con effetti che si accumulano nel tempo. A queste dinamiche si intreccia il tema della cura, reso ancora più centrale dal megatrend connesso agli squilibri demografici e all’invecchiamento della popolazione. «La crescita della domanda di cura ricade in misura sproporzionata sulle donne». 

In questo quadro, la lettura intersezionale diventa imprescindibile. «Le disuguaglianze non si sommano semplicemente, si moltiplicano attraverso le loro intersezioni». Genere, origine, condizione economica e altri fattori si intrecciano producendo effetti amplificati. 

Accanto a questo primo ambito, Long individua altri due megatrend particolarmente determinanti: l’accelerazione del cambiamento tecnologico e l’evoluzione delle sfide sanitarie. Due dimensioni che, lette attraverso la prospettiva di genere, rivelano criticità ancora poco esplorate ma decisive. 

Dai megatrend alle pratiche: il lavoro del CIRSDe 

Questa lettura non resta sul piano teorico, ma si traduce in un lavoro strutturato all’interno del CIRSDe, che ha recentemente avviato un processo di mappatura interna per individuare interessi e priorità di ricerca. «Abbiamo coinvolto tutte le persone afferenti al centro per capire su quali temi fossero interessate a confrontarsi e ritenessero più urgente lavorare. In questa prospettiva, si è evitata un’impostazione top-down, privilegiando un approccio partecipativo orientato alla costruzione di una visione condivisa». 

Da questo processo sono emersi tre ambiti di lavoro : genere e violenze, genere e nuove tecnologie e genere e salute. «Abbiamo scelto di lavorare per gruppi, con incontri periodici e output concreti, come progetti di ricerca, seminari, attività di terza missione». 

Nel lavoro su genere e nuove tecnologie, per esempio, il tema delle disuguaglianze algoritmiche diventa centrale: «È un ambito rispetto al quale non è più possibile sottrarsi» osserva Long, sottolineando anche la necessità di costruire strumenti condivisi, come linee guida per una governance etica e trasparente dell’IA, per favorire la giustizia algoritmica e il rafforzamento della cittadinanza digitale, e non semplicemente analisi teoriche. 

Parallelamente, il lavoro su genere e salute amplia il significato stesso di salute. «Va intesa in una prospettiva di benessere psicofisico, che include la medicina di genere, la salute riproduttiva e la salute delle persone LGBTQI+. In questo ambito rientra anche l’attenzione a fenomeni che incidono sulla salute, ancora poco riconosciuti, come la violenza ostetrica e ginecologica». 

Attraversando questi ambiti, emerge con forza un elemento trasversale: «La violenza maschile contro le donne è un tema che interseca tutti questi piani –  afferma Long – Nella nostra esperienza è assolutamente centrale, anche se non sempre esplicitato nelle cornici analitiche più generali. E mi stupisce il fatto che non sia in qualche modo evidenziato anche all’interno dei megatrend». 

Cultura, intersettorialità e trasformazione 

È proprio in questo intreccio tra fenomeni che si colloca il ruolo della cultura, intesa non come ambito separato ma come dispositivo di lettura e di attivazione: «La cultura è il primo livello, perché è il livello della prevenzione». 

Un’affermazione che risuona con il lavoro portato avanti da Hangar Piemonte che riconosce nella dimensione culturale una leva per leggere la complessità e attivare processi di trasformazione nei territori: «La cultura rende visibili stereotipi, gerarchie e asimmetrie. È quello che ci permette di decodificare le disuguaglianze». Ma non solo, precisa Long: «Ha la possibilità di dare voce a soggetti ed esperienze che rischiano di restare ai margini. Dare la parola ai protagonisti e alle protagoniste è fondamentale». 

L’evento Bussola 

Questa capacità di attraversare ambiti diversi, di connettere saperi e pratiche, è al centro del lavoro che confluirà nella terza edizione di Bussola, l’evento nazionale di Hangar Piemonte che si terrà il 15 e 16 giugno 2026 alla Reggia di Venaria Reale. 

Un appuntamento che, a partire proprio dagli obiettivi dell’Agenda 2030 e dal quadro dei megatrend europei, metterà al centro il tema dell’intersettorialità come chiave per affrontare le grandi sfide contemporanee. In questo contesto, contributi come quello del CIRSDe permettono di costruire una cornice di senso condivisa, capace di tenere insieme livelli diversi — ricerca, politiche pubbliche, pratiche culturali — e di tradurre le grandi trasformazioni in ambiti concreti di lavoro e collaborazione. 

Il quadro che emerge è quello di una trasformazione in corso, non lineare. « Si registrano avanzamenti, ma lenti e disomogenei, e parallelamente emergono nuove forme di disuguaglianza che richiedono di essere riconosciute e analizzate» evidenzia Long. 

È in questo spazio — tra avanzamenti e resistenze — che si colloca oggi la sfida: leggere la complessità, costruire connessioni e attivare processi capaci di produrre cambiamento nel tempo: «Promuovere una riflessione culturale – conclude Long – significa intervenire sui presupposti che rendono possibili le disuguaglianze: è una condizione necessaria per qualsiasi trasformazione». 

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