8 Maggio 2026

Visioni

Un vocabolario intersettoriale per attraversare la complessità del presente

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Hangar Piemonte

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La nuova linea di comunicazione di Hangar Piemonte tra linguaggio, visione e pratiche artistiche 

C’è un passaggio, nel lavoro che Hangar Piemonte porta avanti sul territorio, che negli ultimi anni è emerso con sempre maggiore chiarezza: la trasformazione culturale non è solo una questione di strumenti, modelli o progettualità, ma riguarda prima di tutto il linguaggio con cui queste trasformazioni vengono pensate, raccontate e condivise

È da questa consapevolezza che nasce una nuova linea di comunicazione, che si inserisce all’interno di una riflessione più ampia sul ruolo di Hangar come infrastruttura abilitante per il dialogo intersettoriale. Un lavoro che prende forma a partire da una domanda semplice e allo stesso tempo radicale: come rendere possibile il dialogo tra mondi, discipline e pratiche che utilizzano le stesse parole, ma con significati diversi? 

Nel confronto con organizzazioni, istituzioni, imprese e attori sociali, emerge infatti una criticità ricorrente: la difficoltà di costruire uno spazio condiviso di comprensione. Termini come “ecosistema”, “trasformazione”, “impatto” o “comunità” attraversano quotidianamente i discorsi dei diversi settori, ma spesso restano ancorati a interpretazioni parziali, settoriali, talvolta implicite. 

La scelta di Hangar è quella di intervenire proprio su questo livello, costruendo un vocabolario intersettoriale capace di aprire significati, mettere in relazione prospettive e restituire la complessità di parole che sono al centro dei processi contemporanei. 

Non si tratta di un esercizio teorico, ma di uno strumento operativo e di orientamento, che nasce come dispositivo che si apre al territorio con l’obiettivo di facilitare un lavoro più ampio di costruzione di senso. Un lavoro che si intreccia con le traiettorie strategiche di Hangar e con i prossimi momenti di confronto e attivazione, a partire dall’evento Bussola 2026, dedicato al tema dell’intersettorialità, e dal percorso di Art for Change, Hangar Point e Hangar Plus in cui la dimensione intersettoriale è sempre più centrale e evidente. 

In questa prospettiva la comunicazione non è semplicemente uno spazio di restituzione, ma diventa essa stessa un Luogo. Un ambito in cui contenuto e forma si incontrano e si rafforzano reciprocamente, contribuendo a costruire senso e a rendere leggibile la complessità dei processi in atto. Ed è proprio qui che si innesta la seconda dimensione di questa nuova linea, quella estetica e curatoriale. 

Accanto al lavoro sul linguaggio, Hangar sceglie infatti di dare forma a questo vocabolario attraverso un progetto artistico, affidando alla pratica curatoriale il compito di tradurre visivamente la stratificazione dei significati. Un passaggio che non è accessorio, ma strutturale: l’estetica diventa parte integrante della costruzione del messaggio, uno strumento per rendere visibile ciò che, a livello testuale, si articola in modo complesso. 

Il processo si sviluppa a partire da un primo termine, “ecosistema”, (a cui ne seguiranno molti altri), e si costruisce attraverso il coinvolgimento di sguardi diversi, provenienti da ambiti anche lontani da quello culturale: dalla biologia all’astronomia, dalla sociologia alla pedagogia, fino al mondo dell’organizzazione e dell’impresa. A ciascuna di queste figure professionali viene chiesto di contribuire a una definizione del termine, restituendone il significato a partire dalla propria disciplina, e di affiancare a questa lettura una serie di suggestioni visive — immagini, simboli, elementi — capaci di rappresentarlo. 

Il risultato è un dispositivo a più livelli. Da un lato, una costruzione testuale che si avvicina alla forma del dizionario, ma che ne supera la rigidità per aprirsi a una pluralità di interpretazioni. Dall’altro, una restituzione visiva che tiene insieme questi sguardi in un’unica composizione. 

È qui che entra in gioco il linguaggio del collage, scelto per la sua capacità di rendere visibile la natura stessa del progetto. Il collage, per sua definizione, è uno spazio di coesistenza: integra elementi differenti, accosta codici visivi diversi — fotografia, disegno, parola — e li mette in relazione senza annullarli. 

In questo senso, diventa la traduzione formale più coerente di un lavoro che ha nell’intersettorialità il suo principio fondativo. Ogni elemento mantiene la propria specificità, ma contribuisce a costruire un’immagine complessiva, in cui le connessioni generano nuovi significati. La scelta di lavorare simultaneamente su piano testuale e visivo permette così di restituire la complessità dei termini non in modo didascalico, ma attraverso una costruzione simbolica e stratificata, capace di attivare letture multiple. 

Questa nuova linea di comunicazione si configura quindi come uno spazio di ricerca e sperimentazione, in cui Hangar continua a interrogare il proprio ruolo e i propri strumenti. Un lavoro che riconosce nella comunicazione non solo una funzione informativa, ma una responsabilità più ampia: quella di contribuire alla costruzione di senso nei processi di trasformazione culturale. 

In un contesto in cui le parole rischiano spesso di perdere precisione o di diventare etichette condivise ma poco interrogate, costruire un vocabolario significa riaprire le domande, rendere visibili le differenze e creare le condizioni per un dialogo più consapevole. È da qui che parte questo percorso: dal tentativo di abitare il linguaggio come spazio comune, attraversabile da prospettive diverse, e capace di accompagnare, e orientare, i processi di trasformazione che attraversano i territori. 

Mara Loro – Direzione Hangar Piemonte
Gemma Munaron – Young curator Hangar Piemonte
Sara Perro – Responsabile comunicazione Hangar Piemonte

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