Welfare culturale, salute e trasformazioni contemporanee

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Cultura come infrastruttura sociale nelle transizioni del presente
«La cultura è costitutiva: una infrastruttura sociale capace di incidere sulla qualità della vita, sulla promozione della salute e sulla capacità delle persone e delle comunità di affrontare le transizioni. Trasversale ad ogni asse delle politiche». Per Catterina Seia, Presidente del CCW – Cultural Welfare Center, è da qui che bisogna partire per leggere il cambiamento degli Obiettivi dell’Agenda 2030.
Una trasformazione profonda che interessa non solo le politiche culturali, ma il modo stesso in cui oggi vengono interpretati salute, sostenibilità, lavoro e ben-essere: «Questa visione propria del paradigma del welfare culturale che propone azioni di sistema, ha come presupposto l’accessibilità universale, in un quadro di equità sociale. Oggi cultura, salute e sostenibilità sono riconosciute come dimensioni strutturalmente intrecciate, anche grazie a un corpo crescente di evidenze scientifiche».
Le crisi profonde e continue, interconnesse — pandemia, cambiamento climatico, instabilità geopolitica, accelerazione tecnologica — hanno infatti reso evidente come il ben-essere sia fortemente connesso ai contesti di vita delle persone. «È fondato sull’autodeterminazione, sulla realizzazione del proprio potenziale, sulle relazioni, sulla fiducia che sono alla base del senso del cammino e generano risorse cognitive, resilienza di fronte alle cadute sulla scena della vita, possibilità di immaginare un futuro desiderabile». In questo quadro, aggiunge Seia, «la cultura — intesa come partecipazione attiva ed espressione creativa — è riconosciuta a pieno titolo tra i determinanti sociali della salute. Si riflette sulla capacità collettiva di costruire coesione sociale.
La riflessione del CCW si inserisce nel percorso di ricerca e confronto avviato da Hangar Piemonte per mettere in relazione gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 con i megatrend europei che stanno ridefinendo il presente. Un lavoro che coinvolge istituzioni, centri di ricerca, organizzazioni culturali e soggetti provenienti da ambiti differenti, chiamati a interrogarsi non solo sulle trasformazioni in corso, ma anche sul ruolo che la cultura può assumere nell’accompagnarle.
Megatrend e nuove vulnerabilità
Nel lavoro del CCW-Cultural Welfare Center emergono almeno cinque trasformazioni considerate decisive: «l’aumento delle fragilità psicosociali e delle solitudini, fenomeno crescente che interessa tutte le età, ma soprattutto giovani e anziani; l’impatto del cambiamento climatico sui comportamenti, sugli stili di vita e sulle disuguaglianze; la trasformazione del lavoro, sempre più discontinuo, ibrido, digitale e cognitivamente intenso; la crescente polarizzazione sociale e territoriale nell’accesso alle opportunità culturali, educative e sanitarie: emerge la salute mentale come questione pubblica centrale».
È un quadro che rende sempre più difficile leggere gli SDGs come obiettivi separati. «Salute, istruzione, lavoro dignitoso, città sostenibili, riduzione delle disuguaglianze e azione climatica sono sempre più interdipendenti» riflette Seia. È proprio dentro questa interdipendenza che la cornice dei megatrend europei elaborata dal Joint Research Centre della Commissione Europea assume un ruolo centrale. Per Seia, infatti, questa lettura «è necessaria di fronte a sfide contemporanee interconnesse».
Tra i megatrend rilevanti emerge il cambiamento della natura del lavoro: «La trasformazione del lavoro sta modificando tempi di vita, identità professionali, relazioni sociali e ha un impatto salute mentale, come rileva l’osservatorio di Culture4Health che la pone tra le otto priorità di salute pubblica». L’iperconnessione e l’automazione, osserva, «aumentano produttività e opportunità, ma portano accelerazione e instabilità, precarietà, frammentazione delle biografie lavorative, technostress e perdita di appartenenza».
In questo scenario cambia radicalmente anche il ruolo della cultura: «Non più accessoria fruizione del tempo libero, ma dispositivo di capacitazione, apprendimento continuo e ben-essere».
Accanto al lavoro emerge l’evoluzione delle sfide sanitarie. «In questa visione biopsicosociale, la salute non riguarda solo la cura delle patologie, ma richiede promozione, la costruzione di ambienti di vita e di lavoro salutogenici». Crescono fenomeni come «ecoansia, isolamento sociale, burnout e disagio, partendo dalle nuove generazioni», e in questo contesto il welfare culturale assume «una funzione di salute pubblica ed è sempre più presente nelle agende politiche».
Un nodo cruciale riguarda la crescita delle disuguaglianze. «Economiche, territoriali, educative e digitali, di opportunità che si riflettono sulle diseguaglianze di salute». La povertà esperienziale, sottolinea Seia, «oggi è anche una forma di vulnerabilità sanitaria e democratica». Questo rende necessario «sviluppare politiche integrate e territoriali capaci di ricostruire prossimità e partecipazione».
A queste trasformazioni si aggiungono l’accelerazione del cambiamento tecnologico e la crisi climatica. «L’IA e le piattaforme digitali stanno ridefinendo produzione culturale, apprendimento, lavoro e relazioni sociali». Se da un lato si aprono «opportunità straordinarie di accesso e personalizzazione», dall’altro emergono «rischi di isolamento, manipolazione informativa e concentrazione del potere cognitivo». La sfida diventa quindi quella di «sviluppare alfabetizzazione critica, capacità immaginativa e governance etica dell’innovazione».
Anche la crisi climatica viene letta in una prospettiva ampia. «Non è più solo ambientale: è una crisi culturale, sociale e sanitaria». Influenza «gli stili di vita, le migrazioni, la percezione del futuro» e richiede «una trasformazione culturale profonda capace di accompagnare la transizione ecologica senza produrre nuove esclusioni ».
Salute, lavoro e disuguaglianze
Per il CCW, i tre megatrend più rilevanti nello scenario di instabilità internazionale che offusca ogni previsione, riguardano la salute pubblica: invecchiamento della popolazione, ben-essere delle nuove generazione, solitudini e la crescita delle disuguaglianze, in una società sempre più plurale. «Ridefiniscono il concetto stesso di salute».
Anche il lavoro sta cambiando profondamente: «Sta diventando più fluido, intermittente e meno protettivo dal punto di vista identitario e sociale». Questo produce «nuove vulnerabilità, ma anche nuove domande di senso, apprendimento e partecipazione». In questo contesto, «le competenze culturali e creative diventano sempre più importanti per abitare contesti complessi e trasformativi».
Parallelamente, le transizioni ecologiche e digitali rischiano di accentuare ulteriormente le fratture sociali. «Per questo è essenziale costruire politiche culturali orientate all’equità, alla prossimità e all’accessibilità». La cultura, osserva Seia, «può essere un potente strumento di riequilibrio territoriale e democratico».
Cultura come infrastruttura trasformativa
Questa riflessione entra direttamente in dialogo con il percorso che Hangar Piemonte porterà al centro della terza edizione di Bussola, l’evento nazionale dedicato all’intersettorialità, alla cultura e alla leadership trasformativa, in programma il 15 e 16 giugno 2026 alla Reggia di Venaria Reale. Un appuntamento che, a partire proprio dagli Obiettivi dell’Agenda 2030 e dal quadro dei megatrend globali, proverà a interrogarsi sul contributo che la cultura può offrire nell’affrontare le grandi transizioni contemporanee.
Per Seia, infatti, la cultura può incidere «in modo decisivo» proprio perché lavora su una dimensione che altre politiche spesso non riescono a intercettare: «la costruzione di senso, significati, relazioni e immaginari condivisi. Edonico ed eudaimonico. La cultura alimenta lo spirito critico e nel contempo fa fiorire le persone. Non sostituisce sanità, scuola o welfare – aggiunge – ma crea le condizioni affinché questi sistemi siano più efficaci, più umani e più partecipati».
La sua funzione è quindi profondamente trasformativa. Può agire sulla prevenzione, «perché riduce isolamento, stress e vulnerabilità relazionali»; sulla partecipazione, «perché attiva cittadinanza e senso di appartenenza»; sulla coesione, «perché costruisce legami tra generazioni, territori e differenze»; sulla capacitazione, «perché sviluppa competenze critiche, creative e relazionali»; ma anche sull’immaginazione, «perché rende pensabili futuri diversi e sostenibili».
Allo stesso tempo, la cultura può incidere sulla capacità istituzionale, «favorendo approcci interdisciplinari e nuove alleanze tra cultura, salute, educazione e ambiente». La sua specificità, conclude Seia, sta nel fatto che «non interviene solo sui bisogni, ma anche sui desideri, sulle rappresentazioni e sulla qualità dell’esperienza umana». Per questo oggi «la cultura non è soltanto produzione simbolica o intrattenimento: è una infrastruttura civica e trasformativa capace di accompagnare le società nelle grandi trasformazioni del nostro tempo». Una prospettiva che trova espressione anche nelle grandi linee di indirizzo internazionali richiamate dal CCW: «Salute in tutte le politiche» e «One Health – salute circolare» promosse dall’OMS, che riconoscono sempre più chiaramente l’interdipendenza tra salute, ambiente, relazioni sociali e dimensione culturale.
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